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Carolina Bergonzoni: Alea (Iacta est) - Dance of Presence

http://isea2015.org/proceeding/submissions/ISEA2015_submission_58.pdf

Afshin Varjavandi e la InnprogressCollective in To Pray
di Lorenza Paniccià

Cresce l’attesa e la curiosità è tangibile nel folto gruppo di persone che via via prende posto all’interno della singolare cornice della MaMa Umbria International a Santa Maria Reggiana, Bazzano di Spoleto. Aspettiamo che le ultime luci del sole svaniscano al di là delle verdi colline spoletine per dare avvio alla “sfida” della corrente edizione del Festival dei 2Mondi: Afshin Varjavandi con il suo To Pray. Coreografo talentuoso, è ben conosciuto e apprezzato in Umbria, romano, nato a Teheran da famiglia persiana, madre russa e padre di origine indiana: una descrizione asciutta che riesce tuttavia a sintetizzare la ricchezza di tradizioni artistiche concentrate nella sua persona. Artista interessante e singolare, di un’inventiva geniale che lo allontana da qualsiasi classificazione di stile. Ogni tentativo di catalogazione della sua danza risulta vano ed evidenzia il fascinoso melting pot di culture e influenze artistiche che scorre nel suo sangue. La denominazione di ballerino e coreografo hip hop è molto rischiosa e riduttiva, perché sebbene le sue origini si rintraccino proprio in quel mondo, ben presto intraprende la via dello sconfinamento nell’ambito della ricerca contemporanea. Caratteristica evidente della sua personalità è la capacità di superarsi e reinventarsi continuamente in un atto di ricerca sul corpo che non ha mai fine. La sua danza, calda e immaginifica, sfugge alle etichette e abbatte ogni confine prestabilito, diventando ambasciatrice del futuro. Varjavandi, talento ancora non abbastanza conosciuto nel panorama nazionale, è il creatore di un’arte intelligente, seduttiva, ambivalente, a tratti misteriosa, emblema del nostro tempo. To Pray, pregare, termine che non sta ad indicare la spiritualità in senso assoluto ma l’interpretazione che ognuno di noi ha di essa, l’esigenza individuale di guardarsi dentro e decifrare la propria essenza. L’abilità e l’originalità del coreografo consiste nell’adottare un preciso punto di osservazione (quello dei danzatori e il suo) e tradurre sensazioni e riflessioni nel “corpo”. Dolore e gioia, forza e dolcezza, sogno e realtà, serenità ed esasperazione, velocità e lentezza prendono vita sul palcoscenico attraverso l’abilità dei danzatori. L’ambivalenza storica tra corpo e spirito è superata nella loro trasposizione in movimento, grazie ad una tecnica scrupolosa e funzionale. La scena è abilmente evocativa e illuminata in maniera superba, è capace di suscitare nello spettatore suggestioni e orientarlo verso un percorso di ricerca della propria interiorità. La InnprogressCollective è una compagnia presente da anni sul territorio e propone un nuovo concetto di danza, grazie al quale ha ottenuto numerosi riconoscimenti, anche in occasione della Settimana Internazionale della Danza. «Questo gruppo rappresenta un lavoro originale in cui le danze urbane si mescolano a gesti contemporanei offrendo al pubblico una danza fuori dagli schemi e senza tempo»[1]. L’intento è quello di presentare un esempio innovativo di hip hop e urban dance, sperimentando all’interno della danza contemporanea, del contact e del teatro danza. «Il mio vero obiettivo è centrare un movimento originale, mai fatto prima. Nel mio pur giovane percorso ho esplorato tutte le strade che oggi la danza ci offre, ho cercato di attingere alla grande ricchezza di movimenti, stimoli, spunti che conducono ad un risultato nuovo»[2] (Afshin Varjavandi).
Lorenza Paniccià

[1] Chiusura col botto per la MaMa Spoleto, Corriere dell’Umbria,11 luglio 2015.
[2] Varjavandi, va in scena il grande talento semisconosciuto, Corriere dell’Umbria, 9 luglio 2015.